Tarocchi

In uno sperduto villaggio del Giappone, il Signore del luogo, stanco ed ammalato, indisse, per divertirsi, una gara tra i saggi di tutta la regione per chi fosse stato capace di scrivere il libro più completo ed esauriente  sull’arte della divinazione con le carte. Egli pensava che apprendendo la sublime arte della meditazione con le carte avrebbe potuto trascorrere gli ultimi anni della sua vita in una completa armonia spirituale. Innumerevoli furono i concorrenti: in centinaia e centinaia di fogli furono descritti tutti i principi dell’arte, le regole della consultazione, le più importanti interpretazioni, le analogie, i metodi per estrarre le carte, persino le ipotesi più assurde e stravaganti.

Di fronte a tanta erudizione il Signore rimase perplesso e dubbioso. Finché non comparve un vecchio maestro zen che gli consegnò un piccolo sacchetto di cuoio. “Qui ci sono – gli disse – i settantotto segreti che cerchi. Io li ho appositamente disegnati per te”. Poi, come era venuto, scomparve.

Era possibile che in un così piccolo sacchetto ci fossero celati i misteri che gli altri avevano dovuto spiegare in modo così ampio?

Il Signore sfilò dal sacchetto le settantotto carte che lo sconosciuto diceva di aver disegnato per lui e le guardò lentamente ad una ad una.

Erano bianche.

Il principe passò gli ultimi anni della sua vita a meditare su questi fogli bianchi. Aveva imparato a vedervi ciò che la sua mente immaginava: i significati più belli, i colori più splendidi.

E così morì felice, in completa armonia e serenità.

Giunse allora nel villaggio il vecchio, anzi ormai vecchissimo maestro zen e si dolse di non averlo potuto incontrare. “Per tutti questi anni – pensò – ho vissuto nel rimorso di un errore compiuto. Ho dato al Signore un mazzo di carte ancora da disegnare.”

Consegnò ai presenti un piccolo sacchetto di cuoio in cui erano settantotto carte. Essi le guardarono lentamente, ad una ad una.

Erano le più belle carte che mai un uomo avesse potuto disegnare.

Nessuno sa chi abbia creato i tarocchi, né dove, nè come.

La loro storia è sconosciuta, nonostante qualcuno provi a ipotizzarne una provenienza. I tarocchi hanno rapporti con l’Astrologia, la Cabala e la Magia, infatti quasi ogni testo di cartomanzia finisce per essere una lunga storia delle sue possibili origini.

È un’arte che non si lascia imprigionare, incasellare e che non ama farsi definire.

È uno strumento che conduce all’Io più profondo e ci aiuta ad addentrarci nel nostro inconscio.

È un mezzo che permette di mettersi in rapporto con noi stessi; esorta a mettere in evidenza tutto ciò che celiamo più o meno coscientemente.

Se siamo pronti ad ascoltare ci permette di dialogare con noi stessi, permettendoci di mettere a fuoco le nostre problematiche conflittuali.

Ogni carta diviene specchio della nostra vita, esteriorizzando il nostro microcosmo.

È uno strumento proiettivo che se usato bene può anche definirsi terapeutico, tenendo sempre presente che i tarocchi in sé non curano. Sono proiettivi, pertanto non esistono verità assolute. La visione trasmessa muta a seconda del livello di coscienza che siamo in grado di sviluppare.

Non sono la verità assoluta e come ci ha raccontato Jodorowsky spesso ‘il segreto più difficile da scoprire è quello che non viene nascosto’.

Per vedere dentro di sè bisogna essere lucidi.

Possono essere un confronto e una scoperta al tempo stesso. Ci abituano a scrutare dentro di noi, a scoprire il nostro mondo, a risvegliare tutto quello che è stato represso, cancellato, dimenticato.

Molte persone quando sentono parlare di tarocchi: “Io non voglio assolutamente sapere quello che mi riserva il futuro”!

Non è un’arte puramente divinatoria, anche se ancora oggi alcune persone vedono solo ed esclusivamente quella via.

È una ricerca sul proprio passato, per agire soprattutto nel presente e creare il proprio futuro.

Concentrarsi unicamente sulla predizione del futuro è fuorviante: a che serve profetizzare atrocità o anche meravigliose bellezze?

I tarocchi sono la memoria segreta che l’uomo ha dimenticato di usare. Riattivare quest’energia significa portare alla luce il proprio passato spirituale e ritrovare sintonia con se stesso e l’universo.

L’arte del tarocco è pertanto simile alla dottrina del risveglio: chi ha imparato a conoscere se stesso ha imparato a conoscere il Mondo. E il mondo è l’ultima carta degli arcani maggiori, la realizzazione totale.

Le carte non dipendono necessariamente dal caso, ma sono in stretto rapporto con la nostra coscienza, della quale riflettono emozioni e conoscenze.

Poi certo, parleremo di futuro, ma è sempre un ‘potenziale’ e non un destino scritto. Il futuro si crea nel momento presente.

Sono sempre stata attratta dal loro lato magico, dalla loro storia, dalle leggende, dal destino. La ‘strega’ che leggeva le carte e preparava pozioni magiche. Ma questa è un’altra storia…

La storia dei tarocchi è sempre avvolta da un alone di mistero. Miti lontani, cavalieri e dame, angeli e demoni, illusioni e speranze. Se saprete ascoltare attentamente vi accorgerete di conoscere già la storia che vi viene raccontata. È la vostra storia, quella che avevate dimenticato e non sapevate di ricordare

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